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Campioni della memoria

Campioni della memoria

“I ricordi caratterizzano l’individuo, determinandolo in ogni istante della sua vita. Tutti gli uomini ricordano, per quanto ognuno in misura ed in maniera differente, senza possibilità alcuna di sottrarsi all’atto stesso di ricordare e alle sue conseguenze. I ricordi influenzano il vivere quotidiano scandendone inesorabilmente ogni singolo istante dal momento che il passato che essi rappresentano non si limita semplicemente a raffigurare un “ciò che è stato”, ma è presenza viva e coinvolgente, tanto da determinare ed influenzare ogni uomo in ogni momento ed istante di vita”.

Perché questa lunga introduzione tratta dalla mia tesi? Semplicemente perché sono venuta a conoscenza dell’esistenza di un campionato italiano di memoria e ne sono rimasta affascinata. Inoltre il mio lavoro verte proprio sulla memoria e sulle sue caratteristiche: quindi perché non parlarne?

Persone di differenti nazionalità che hanno saputo sviluppare ed applicare tecniche ben precise di memorizzazione hanno partecipato alla sesta edizione di questo campionato tenuto a Milano e appena concluso.

Su cosa si sono sfidati questi Mental Athletes? Nomi, visi, parole e numeri sono stati oggetto del contendere. In un quarto d’ora andavano memorizzati e poi ricordati. Sembrava un’impresa impossibile: sembrava ma non lo è stata per loro.

Appurato che ci sono persone che nascono con una predisposizione naturale ad un’ottima memoria, tuttavia esistono tecniche ben precise che possono aiutare TUTTI a ricordare meglio e più a lungo. Ben lungi da “Sofia” il volersi sostituire agli esperti, tuttavia possiamo però richiamarne qualcuna. Pronti?

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fonte: https://pixabay.com/it/elefante-proboscide-scudo-memoria-1090834/

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Il ricordo nella “Giornata della memoria”

Il ricordo nella “Giornata della memoria”

“La risurrezione del passato,tener vivo il passato, è un obiettivo che può essere raggiunto solo mediante l’opera attiva della memoria, che sceglie, rielabora e ricicla. Ricordare è interpretare il passato; o, più correttamente, raccontare una storia significa prendere posizione sul corso degli eventi passati”. 

Attraverso le sue parole, il filosofo e sociologo inglese Zygmunt Bauman , padre della “modernità liquida”, sottolinea l’importanza della memoria e della necessità della salvaguardia del passato da ogni forma di oblio.

Il filosofo francese Paul Ricoeur cita a tal proposito l’espressione ebraica  Zakhor che corrisponde ad una vera e propria imposizione. Con tale parola si chiede infatti di lottare contro l’oblio e di non dimenticare.

“Per molti motivi, che dipendono dal problema della costituzione dell’identità sia collettiva che personale: mantenere l’identità, si è detto, mantenerla nel tempo e anche contro il tempo e la sua potenza , evocata da Aristotele nell’enigmatico testo della Fisica, posto all’inizio di questa parte. Se non bisogna dimenticare, è anzitutto per resistere all’universale rovina che minaccia le tracce stesse lasciate dagli eventi: per conservare radici all’identità e per mantenere la dialettica di tradizione e innovazione, bisogna tentare di salvare le tracce. Ma, fra queste tracce, ci sono anche le ferite inflitte alle sue vittime dal corso violento della storia: se non bisogna dimenticare è quindi anche, e forse soprattutto, per continuare a onorare le vittime della violenza storica.” ( tratto da pag. 82 da Paul Ricoeur, Ricordare, dimenticare, perdonare – L’enigma del passato, Introduzione di Remo Bodei, il Mulino Intersezioni 253., traduzione dall’originale francese di Nicoletta Salomon, Società editrice il Mulino, Bologna 2004)

Il ricordo protegge e dà voce a chi voce non ha avuto.

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