Quesito numero cinquantaquattro

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Quesito numero cinquantaquattro

Amiche ed amici della filosofia,

Thomas Hobbes è un filosofo inglese, autore di “The Leviatan”. Nel suo saggio egli descrive la società umana che gli appare permeata da un profondo senso di lotta fratricida. D’altro canto sua è l’espressione “Homo homini lupus” secondo la quale gli uomini si comporterebbero da lupi gli uni con gli altri.

Le motivazioni di questa lotta possono essere molteplici: amore, denaro o desiderio di potere.

Appare pertanto straordinario il messaggio del piccolo Auggie, protagonista del film “Wonder”, con Julia Roberts e Owen Wilson, afflitto da una deformazione al viso.

In un mondo dominato dalla rabbia, egli parla di gentilezza: “Quando puoi scegliere tra l’essere giusto e gentile, scegli di essere gentile”.

Dov’è la nostra gentilezza? Siamo solo lupi?

Maria Domenica Depalo

You find the English version on the following page–>

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Kiss the rain

water

Kiss the rain

Care amiche ed amici della filosofia,

in Puglia piove ed il cielo appare grigio. Con il suo movimento rassicurante e silenzioso, la pioggia sembra scandire in modo diverso ma pur sempre costante il passare delle ore.  Il sole è nascosto dalle nuvole e la giornata sembrerebbe scorrere in modo uggioso e cupo ma spetta solo a noi decidere quale impronta e corso darle.

Le gocce trasparenti si nutrono dei colori che vogliamo dar loro. Scure, chiare o persino colorate, attraverso loro leggiamo il nostro stato d’animo e vediamo in modo più evidente che mai chi siamo.

Appena ho percepito le prime gocce, ho ricordato il testo di una canzone ed ho pensato che mi sarebbe piaciuto condividerla con voi. Sarà quindi uno dei “luoghi del pensiero” di questo mese. Si tratta di “Kiss the rain” del 1997 della cantautrice inglese “Billie Myers”.

Quale rapporto avete con la pioggia? Cosa esprimono le sue acque?

English version

Dear philosophers,

in Puglia it rains and the sky appears grey. With its silent movement, the rain seems to mark the passing of the hours in a different but constant way. The sun is hidden by the clouds and the day seems flowing boring and sad, but only we have the power and ability to decide which imprint and course our day should have.

The transparent drops are fed by the colors we want to give them. Dark, clear or even coloured, through them we read our state of mind and see more clearly than ever who we are.

As soon as I perceived the first drops, I remembered the lyrics of a song and I thought it should have been nice if I have shared it with you.

This is “Kiss the rain” from 1997 of the English singer “Billie Myers”. This song will be one of “places of thought” of this mounth.

What relationship have you with the rain? What do its waters express?

Kiss the rain

Hello
Can you hear me?
Am I gettin’ through to you?
Hello
Is it late there?
There’s a laughter on the line
Are you sure you’re there alone?
Cause I’m
Tryin’ to explain
Somethin’s wrong
Ya just don’t sound the same
Why don’t you
Why don’t you
Go outside
Go outside
Kiss the rain
Whenever you need me
Kiss the rain
Whenever I’m gone, too long.
If your lips
Feel lonely and thirsty
Kiss the rain
And wait for the dawn.
Keep in mind
We’re under the same sky
And the nights
As empty for me, as for you
If ya feel
You can’t wait till mornin’
Kiss the rain
Kiss the rain
Kiss the rain
Hello
Do you miss me?
I hear you say you do
But not the way I’m missin’ you
What’s new?
How’s the weather?
Is it stormy where you are?
Cause you sound so close but it feels like you’re so far
Oh would it mean anything
If you knew
What I’m left imagining
In my mind
In my mind
Would you go
Would you go
Kiss the rain
And you’d fall over me
Think of me
Think of me
Think of me
Only me
Kiss the rain
Whenever you need me
Kiss the rain
Whenever I’m gone too long
If your lips
Feel hungry and tempted
Kiss the rain
and wait for the dawn
Keep in mind
We’re under the same skies
And the nights
As empty for me, as for you
If you feel
You can’t wait till morning
Kiss the rain
Kiss the rain
Kiss the rain
Kiss the rain
Kiss the rain
Oooooohhhhh
Kiss the rain
Oooooohhhhh
Kiss the rain
Hello
Can ya hear me?
Can ya hear me?
Can ya hear me?

(da https://www.canzoni.it/testi/billie-myers/kiss-the-rain.html )

Il video della canzone è qui:

https://www.youtube.com/watch?v=Kq-r4ZUpels

Maria Domenica Depalo

 

 

Quesito numero cinquantatre

discount

Quesito numero cinquantatre

Saldi, sconti, prezzi più bassi: soldi da spendere e spandere. Pantaloni, vestiti, scarpe, trucchi: eccessi che strabordano e sembrano non avere limiti.

Il superfluo sembra diventare necessario e fondamentale persino al nostro “Io”. Non possiamo quasi farne a meno. Persino nei nostri atteggiamenti e modi di fare talvolta cerchiamo l’eccesso e lo vogliamo mostrare anche a costo di sminuire o modificare la nostra persona.

A tal proposito Bruce Lee, che non era solo un esperto di arti marziali e attore, ma anche un filosofo parlava persino di un’“infermità di un eccesso di autocoscienza” che si manifesta in alcuni “desideri”:

“[…] il desiderio di vittoria; il desiderio di ricorrere ad astuzie tecniche; il desiderio di esibire tutto ciò che si impara; il desiderio di incutere soggezione all’avversario; il desiderio di abbandonarsi ad un ruolo passivo; il desiderio di liberarsi di qualunque infermità da cui si sia eventualmente affetti”.

Quanti e quali sono i nostri eccessi?

Riferimento:

https://le-citazioni.it/parole-chiave/eccesso/

Maria Domenica Depalo

English version

Discounts and lower prices: money to spend and spread. Everything seems cheaper in this period of the year. Pants, clothes, shoes, make – up: the excesses overflow and you have the sensation that they don’t want to have limits.
The superfluous seems to become necessary and fundamental even to our “I”. We change our personality, attitudes and behaviour in order to show the excesses.
Bruce Lee, who was not only an expert in martial arts and actor, but also a philosopher, spoke about an “infirmity of an excess of self-awareness” that manifests itself in some “desires”: “[…] the desire to win; the desire to use technical tricks; the desire to exhibit everything you learn; the desire to instill subjection to the opponent; the desire to surrender to a passive role; the desire to be free from infirmities you may be suffering”.
How many and what are our excesses?
Reference:
Maria Domenica Depalo

 

 

Animal Instinct

music

Amiche ed amici della filosofia,

oggi avrei voluto affrontare il tema dell’amicizia e del modo in cui Aristotele ne parla nell’“Etica Nicomachea”. Ho pensato però di dedicare questo spazio a Dolores O’Riordan, una persona fragile, delicata ma dalla voce ed interiorità straordinarie che se n’è andata lasciando un vuoto profondo e terribile.

Tuttavia vorrei ricordare quest’artista attraverso le parole di “Animal Instinct”, una delle canzoni più belle mai composte e cantante.

Animal instinct, cioè l’istinto animale è la tendenza a non arrendersi mai e a combattere ad oltranza contro tutto e tutti, contro il senso di disfattismo e di smarrimento, contro il senso di perdita e di resa per affermare se stessi e vivere appieno.

English version

Dear philosophers,

I should have talked about friendship and the way Aristotele speaks about its three types. But I suppose we should postpone the theme to another moment.

Today we dedicate this space to a marvellous and delicate voice, Dolores O’Riordan. She left us suddenly and in an unexpected way.

Animal Instinct

Suddenly something has happened to me
As I was having my cup of tea
Suddenly I was feeling depressed
I was utterly and totally stressed
Do you know you made me cry
Do you know you made me die

 And the thing that gets to me
Is you’ll never really see
And the thing that freaks me out
Is I’ll always be in doubt
It is a lovely thing that we have
It is a lovely thing that we
It is a lovely thing, the animal
The animal instinct

 So take my hands and come with me
We will change reality
So take my hands and we will pray
They won’t take you away
They will never make me cry, no
They will never make me die

 And the thing that gets to me
Is you’ll never really see
And the thing that freaks me out
Is I’ll always be in doubt

 The animal, the animal, the animal instinct in me
It’s the animal, the animal, the animal instinct in me
It’s the animal, it’s the animal, it’s the animal instinct in me [x2]

continua–>

to be continued –>

Omologazione e moda: una riflessione

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Omologazione e moda: una riflessione

Oggi parliamo di moda. Certo, può apparire strano affrontare questo argomento in un blog di filosofia ma anche i vestiti possono offrire interessanti spunti di riflessione.

Ovviamente non parleremo di gonne, pantaloni e neppure degli orripilanti risvoltini ma ci occuperemo di condizionamento e omologazione.

Partiamo però da una domanda: cos’è la moda? Secondo la definizione del vocabolario Treccani parliamo del “[…] fenomeno sociale che consiste nell’affermarsi, in un determinato momento storico e in una data area geografica e culturale, di modelli estetici e comportamentali (nel gusto, nello stile, nelle forme espressive), e nel loro diffondersi via via che ad essi si conformano gruppi, più o meno vasti, per i quali tali modelli costituiscono, al tempo stesso, elemento di coesione interna e di riconoscibilità rispetto ad altri gruppi […]” (tratto da http://www.treccani.it/vocabolario/moda/).

Ho volutamente sottolineato il verbo conformarsi per sottolineare la tendenza tipicamente umana di cercare la somiglianza e l’affinità con i propri simili. Si tratta di qualcosa di assolutamente normale anche perché la vicinanza e la similitudine possono rafforzare il senso di unità e coesione in un gruppo nonché la sensazione di appartenenza allo stesso.

Tuttavia, c’è una distinzione netta tra somiglianza e passivo conformismo. L’esperto di moda Diego Dalla Palma, durante un dibattito in una trasmissione televisiva (“Uno Mattina in famiglia” del 13/01/2018 su Rai Uno), ha posto l’accento proprio tra la mancanza di personalità e l’ottusa omologazione ai modelli.

Direi che in tal senso è possibile fare una riflessione generale che prescinde dagli abiti. Quante volte infatti ci facciamo condizionare da ciò che pensano e dicono gli altri e quanto rischiamo di annullare noi stessi perché confondiamo con accettazione ed appartenenza ad un gruppo la passiva omologazione? Quanto può essere giusto offuscare noi stessi?

fantasy
fonte: https://pixabay.com/it/fantasia-umano-struttura-misticismo-2964231/

Maria Domenica Depalo

continua con la versione inglese (English version) alla pagina seguente –>

Quesito numero cinquantadue

sculpture

Quesito numero cinquantadue

Parole rumorose, parole silenti, parole che scorrono veloci oppure lentamente, parole “sole” o “in compagnia”: le pensiamo, le pronunciamo e le organizziamo in frasi e discorsi sperando di dar voce a pensieri ed emozioni. Tuttavia spesso vengono perdute. Perché? Perché talvolta vengono solo “sentite” e non “ascoltate”.

Spesso infatti ci limitiamo a percepirne solo il flusso superficiale senza voler cogliere in silenzio ciò che va al di là della mera superficie delle lettere.

Perché non ascoltiamo? Perché preferiamo sentire? Forse perché siamo troppo chiusi in noi stessi. Proprio lo scrittore americano Chuck Palahniuk d’altronde afferma che:

“La gente non ascolta, aspetta solo il suo turno per parlare” ( da aforisticamente.com).

Voi cosa ne pensate? Quanto siete disposti ad ascoltare realmente le parole del prossimo? Siete disposti ad aprirvi al punto da accogliere appieno le parole del vostro interlocutore?

English version

Noisy words, silent words, words that flow fastly or slowly: we think of them, we pronounce and organize them in sentences and speeches hoping that they are able to give voice to our thoughts and emotions, but often they are lost. Because sometimes they are only “heard” in a superficial way and not “listened” deeply and with attention.

Rarely we go beyond the mere surface of the letters. Why don’t we listen? Why do we prefer to hear? Perhaps because we are too closed in ourselves. The American writer Chuck Palahniuk, moreover, states that:

“People do not listen, just wait their turn to talk” (from aforisticamente.com).

What do you think about it? How are we willing to listen?

Maria Domenica Depalo

Quesito numero cinquantuno

fantasy

Se la moglie non gli avesse fatto notare il modo in cui il suo naso pendeva, probabilmente la vita di Vitangelo Moscarda sarebbe proseguita come al solito, cioè in modo abbastanza ordinario e quasi noioso.

Abbiamo osato nominare il protagonista di “Uno, Nessuno e Centomila” di Luigi Pirandello per parlare di identità e domandarci chi e che cosa la determina.

“Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m’avevano data; cioè vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano”. (da “Uno, Nessuno e Centomila)

Apparentemente criptica ed incomprensibile, attraverso il pensiero di “Gengé”, Pirandello ci pone una serie di domande dalle risposte non per niente ovvie.

  1. Chi sei?
  2. Chi sei per te stesso?
  3. Chi sei per gli altri?
  4. Le risposte alle domande numero due e tre coincidono?
  5. Se le risposte non coincidono, cosa ne è della nostra identità?

Link:

https://freewordsmagazine.wordpress.com/2017/06/28/luigi-pirandello-il-figlio-del-caos/

https://freewordsmagazine.wordpress.com/2017/08/23/un-incontro-in-una-sera-destate-intervista-ad-enrico-lo-verso/

https://www.frasicelebri.it/s-libro/uno-nessuno-e-centomila/

Maria Domenica Depalo

English version:

If his wife hadn’t pointed out that his nose was “strange”, probably Vitangelo Moscarda would have continued his ordinary and sometimes boring life.

We talk about the main character of “One, None and One Hundred Thousand” by Luigi Pirandello to talk about identity.

“I didn’t know myself at all, I had no reality of my own for myself, I was in a state of continuous, almost fluid, malleable illusion; the others knew me, each in his own way, according to the reality they had given me; that is, they saw in me each a Moscarda that was not me, since I wasn’t really anyone for me: as many Moscarda as they were “. (from “One, None and One Hundred Thousand”)

Pirandello’s words above seem cryptic and incomprehensible but they could be the right instrument to analyze these questions. Are you ready?

  1. Who are you?
  2. Who are you for yourself?
  3. Who are you for the others?
  4. Do the answers to the questions number two and three coincide?
  5. If the answers don’t coincide, what happens to our identity?

Links:

https://freewordsmagazine.wordpress.com/2017/06/28/luigi-pirandello-il-figlio-del-caos/

https://freewordsmagazine.wordpress.com/2017/08/23/un-incontro-in-una-sera-destate-intervista-ad-enrico-lo-verso/

https://www.frasicelebri.it/s-libro/uno-nessuno-e-centomila/

Maria Domenica Depalo

 

 

 

L’importanza della leggerezza

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L’importanza della leggerezza

Bentornati amiche ed amici della filosofia,

oggi ci occupiamo di leggerezza. Ovviamente non parleremo dei chili di troppo da smaltire dopo le feste ma ci occuperemo della concretezza e pesantezza del reale. Il lavoro, la famiglia, gli amici, la palestra: quanto ci influenzano e in che modo?

Quanto siamo presi dalla concretezza del reale? Quanto rischiamo di farci travolgere da essa o addirittura quanto tentiamo di estraniarci dalla realtà perché troppo difficile da sopportare?

Personalmente ritengo che per quanto difficile, pesante ed imprevedibile possa essere la realtà, la consapevolezza del reale non necessariamente contrasta con  un modo di approcciarvisi “leggero” per l’appunto. D’altro canto Italo Calvino amava affermare:

“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. (tratto da “Lezioni americane”)

Cosa pensate delle parole di Calvino? Ma cosa succede se i macigni sul cuore sono fin troppo pesanti tanto da impedire di planare?

Come possiamo alleggerire il nostro e l’altrui cuore?

Maria Domenica Depalo

 

 

 

The importance of levity

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The importance of levity

Welcome back my philosophers,

today we talk about lightness. Obviously we won’t talk about the extra kilogramms we have to lose after the holidays. Our theme will be the way we approach to the  concreteness and heaviness of the real. Work, family, friends, the gym: how much do they influence us and in which way?

How much are we influenced by the concreteness of the reality?

Personally I think that even if the reality may be difficult, heavy and unpredictable, the awareness of the real doesn’t necessarily contrast with a way of approaching it in a “light” way. After all the Italian writer Italo Calvino loved to say:

“Take life lightly, that levity is not superficiality, but gliding on things from above, not having boulders on the heart”. (taken from “American Lessons”)

What do you think of Calvino’s words? But what can we do if the boulders on the heart are too heavy to keep you from gliding?

How can we lighten our and the others’ hearts?

Maria Domenica Depalo

quesito numero cinquanta

book

quesito n. 50

“Le persone che non credono alle fate? Non vale la pena conoscerle”. (Tori Amos)

Cosa ne pensate? Non credete anche voi che bisogna lasciare più spazio all’immaginazione e alla fantasia in modo da nutrire una realtà talvolta fin troppo dura?

E voi credete alle fate?

Maria Domenica Depalo

English version:

“People who don’t believe in fairies, it’s not worth knowing.” (Tori Amos)

What do you think about her sentence? Which role has fantasy in your life?

And you, do you believe in fairies?

Maria Domenica Depalo