Cosa ci rende felici?

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Cosa ci rende felici?

Ognuno di noi aspira alla felicità ma se dovessimo definirla in maniera unica e valida per tutti, potremmo davvero considerarci soddisfatti della definizione che ritroviamo nei dizionari?

Wikipedia definisce la felicità come “lo stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri” (tratto da https://it.m.wikipedia.org>wiki>Felicità).

L’Enciclopedia Treccani mostrandone il significato la attribuisce a chi “non [è] turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo stato” (da www.treccani.it/enciclopedia/felicita).

La Garzanti afferma come la felicità sia lo “stato di chi è felice, di chi ritiene soddisfatto ogni suo desiderio; gioia, soddisfazione completa…(tratto da https://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=felicit%C3%A0).

Queste definizioni in effetti possono rendere l’idea su ciò che la felicità sia e su quali possano essere alcune caratteristiche. Tuttavia è lecito chiedersi cosa in particolare ci rende felici, dando colore e sapore alle nostre giornate.

Ho avuto modo di leggere, su suggerimento di mio padre,  un articolo davvero interessante di Concita de Gregorio il cui titolo è “Elenco di piccole cose che mi rendono felice”. Mi ha dato modo di riflettere su cosa ci rende felici. Spesso si tratta di piccole cose che diamo per scontato o di cui ci siamo dimenticati presi dalle nostre oscurità e tristezze.

Vorrei pertanto proporre ad ognuno di voi di scrivere il vostro personale elenco di “piccole cose che vi rendono felici” e di commentarlo insieme. Potreste raccontare dei vostri sogni, dei desideri grandi e piccoli, di ciò che è in grado di risvegliare e tenere viva la nostra piccola oasi di primavera personale.

L’elenco può essere lungo quanto volete. Inizierei con il mio, scritto di getto, e non in ordine di importanza.

Buona felicità!

Mi rende felice:

  1. passeggiare sentendo il profumo del mare
  2. parlare in tedesco
  3. preparare dolci
  4. stare con le persone che amo
  5. curiosare
  6. sognare
  7. dormire
  8. guardare “Montalbano”
  9. viaggiare
  10. imparare.

Maria Domenica Depalo

 

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Ritorno

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Ritorno

Torniamo dopo una pausa alle nostre riflessioni. Ricominciamo pertanto con K. Gibran, profondissimo poeta e pensatore di origini libanesi ma naturalizzato statunitense. Ci concentreremo sull’ineffabilità del tempo e sull’eternità di cui noi, pur nella nostra finitudine, siamo custodi.

L’eternità consta di passato, presente e futuro ma cosa sono? Il momento presente è il ricordo di ieri perché pur essendo al momento presente può rivolgersi al passato ed il passato costituisce le nostre radici.

Il domani è descritto come il sogno di oggi perché quando pensiamo al futuro progettiamo e sogniamo.

“L’eterno che è in noi, conosce che la vita è senza tempo e sa che oggi non è che il ricordo di ieri e il domani il sogno di oggi”.

l'eterno
foto di ©MariaDomenicaDepalo

Maria Domenica Depalo

Work in progress!!!!

work in progress

We’ll be back as soon as possible with new articles and questions! In the meanwhile, visit the site and write to us. If you want, put questions. We will read them and answer.

See you soon!

Torneremo quanto prima con nuovi articoli e quesiti! Nel frattempo, visitate il sito e scriveteci. Se volete, poneteci dei quesiti. Li leggeremo volentieri.

A presto!

Maria Domenica Depalo

 

Il ricordo nella “Giornata della memoria”

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Il ricordo nella “Giornata della memoria”

“La risurrezione del passato,tener vivo il passato, è un obiettivo che può essere raggiunto solo mediante l’opera attiva della memoria, che sceglie, rielabora e ricicla. Ricordare è interpretare il passato; o, più correttamente, raccontare una storia significa prendere posizione sul corso degli eventi passati”. 

Attraverso le sue parole, il filosofo e sociologo inglese Zygmunt Bauman , padre della “modernità liquida”, sottolinea l’importanza della memoria e della necessità della salvaguardia del passato da ogni forma di oblio.

Il filosofo francese Paul Ricoeur cita a tal proposito l’espressione ebraica  Zakhor che corrisponde ad una vera e propria imposizione. Con tale parola si chiede infatti di lottare contro l’oblio e di non dimenticare.

“Per molti motivi, che dipendono dal problema della costituzione dell’identità sia collettiva che personale: mantenere l’identità, si è detto, mantenerla nel tempo e anche contro il tempo e la sua potenza , evocata da Aristotele nell’enigmatico testo della Fisica, posto all’inizio di questa parte. Se non bisogna dimenticare, è anzitutto per resistere all’universale rovina che minaccia le tracce stesse lasciate dagli eventi: per conservare radici all’identità e per mantenere la dialettica di tradizione e innovazione, bisogna tentare di salvare le tracce. Ma, fra queste tracce, ci sono anche le ferite inflitte alle sue vittime dal corso violento della storia: se non bisogna dimenticare è quindi anche, e forse soprattutto, per continuare a onorare le vittime della violenza storica.” ( tratto da pag. 82 da Paul Ricoeur, Ricordare, dimenticare, perdonare – L’enigma del passato, Introduzione di Remo Bodei, il Mulino Intersezioni 253., traduzione dall’originale francese di Nicoletta Salomon, Società editrice il Mulino, Bologna 2004)

Il ricordo protegge e dà voce a chi voce non ha avuto.

continua alla pagina seguente –>

Animal Instinct

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Amiche ed amici della filosofia,

oggi avrei voluto affrontare il tema dell’amicizia e del modo in cui Aristotele ne parla nell’“Etica Nicomachea”. Ho pensato però di dedicare questo spazio a Dolores O’Riordan, una persona fragile, delicata ma dalla voce ed interiorità straordinarie che se n’è andata lasciando un vuoto profondo e terribile.

Tuttavia vorrei ricordare quest’artista attraverso le parole di “Animal Instinct”, una delle canzoni più belle mai composte e cantante.

Animal instinct, cioè l’istinto animale è la tendenza a non arrendersi mai e a combattere ad oltranza contro tutto e tutti, contro il senso di disfattismo e di smarrimento, contro il senso di perdita e di resa per affermare se stessi e vivere appieno.

English version

Dear philosophers,

I should have talked about friendship and the way Aristotele speaks about its three types. But I suppose we should postpone the theme to another moment.

Today we dedicate this space to a marvellous and delicate voice, Dolores O’Riordan. She left us suddenly and in an unexpected way.

Animal Instinct

Suddenly something has happened to me
As I was having my cup of tea
Suddenly I was feeling depressed
I was utterly and totally stressed
Do you know you made me cry
Do you know you made me die

 And the thing that gets to me
Is you’ll never really see
And the thing that freaks me out
Is I’ll always be in doubt
It is a lovely thing that we have
It is a lovely thing that we
It is a lovely thing, the animal
The animal instinct

 So take my hands and come with me
We will change reality
So take my hands and we will pray
They won’t take you away
They will never make me cry, no
They will never make me die

 And the thing that gets to me
Is you’ll never really see
And the thing that freaks me out
Is I’ll always be in doubt

 The animal, the animal, the animal instinct in me
It’s the animal, the animal, the animal instinct in me
It’s the animal, it’s the animal, it’s the animal instinct in me [x2]

continua–>

to be continued –>

Omologazione e moda: una riflessione

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Omologazione e moda: una riflessione

Oggi parliamo di moda. Certo, può apparire strano affrontare questo argomento in un blog di filosofia ma anche i vestiti possono offrire interessanti spunti di riflessione.

Ovviamente non parleremo di gonne, pantaloni e neppure degli orripilanti risvoltini ma ci occuperemo di condizionamento e omologazione.

Partiamo però da una domanda: cos’è la moda? Secondo la definizione del vocabolario Treccani parliamo del “[…] fenomeno sociale che consiste nell’affermarsi, in un determinato momento storico e in una data area geografica e culturale, di modelli estetici e comportamentali (nel gusto, nello stile, nelle forme espressive), e nel loro diffondersi via via che ad essi si conformano gruppi, più o meno vasti, per i quali tali modelli costituiscono, al tempo stesso, elemento di coesione interna e di riconoscibilità rispetto ad altri gruppi […]” (tratto da http://www.treccani.it/vocabolario/moda/).

Ho volutamente sottolineato il verbo conformarsi per sottolineare la tendenza tipicamente umana di cercare la somiglianza e l’affinità con i propri simili. Si tratta di qualcosa di assolutamente normale anche perché la vicinanza e la similitudine possono rafforzare il senso di unità e coesione in un gruppo nonché la sensazione di appartenenza allo stesso.

Tuttavia, c’è una distinzione netta tra somiglianza e passivo conformismo. L’esperto di moda Diego Dalla Palma, durante un dibattito in una trasmissione televisiva (“Uno Mattina in famiglia” del 13/01/2018 su Rai Uno), ha posto l’accento proprio tra la mancanza di personalità e l’ottusa omologazione ai modelli.

Direi che in tal senso è possibile fare una riflessione generale che prescinde dagli abiti. Quante volte infatti ci facciamo condizionare da ciò che pensano e dicono gli altri e quanto rischiamo di annullare noi stessi perché confondiamo con accettazione ed appartenenza ad un gruppo la passiva omologazione? Quanto può essere giusto offuscare noi stessi?

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fonte: https://pixabay.com/it/fantasia-umano-struttura-misticismo-2964231/

Maria Domenica Depalo

continua con la versione inglese (English version) alla pagina seguente –>

L’importanza della leggerezza

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L’importanza della leggerezza

Bentornati amiche ed amici della filosofia,

oggi ci occupiamo di leggerezza. Ovviamente non parleremo dei chili di troppo da smaltire dopo le feste ma ci occuperemo della concretezza e pesantezza del reale. Il lavoro, la famiglia, gli amici, la palestra: quanto ci influenzano e in che modo?

Quanto siamo presi dalla concretezza del reale? Quanto rischiamo di farci travolgere da essa o addirittura quanto tentiamo di estraniarci dalla realtà perché troppo difficile da sopportare?

Personalmente ritengo che per quanto difficile, pesante ed imprevedibile possa essere la realtà, la consapevolezza del reale non necessariamente contrasta con  un modo di approcciarvisi “leggero” per l’appunto. D’altro canto Italo Calvino amava affermare:

“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. (tratto da “Lezioni americane”)

Cosa pensate delle parole di Calvino? Ma cosa succede se i macigni sul cuore sono fin troppo pesanti tanto da impedire di planare?

Come possiamo alleggerire il nostro e l’altrui cuore?

Maria Domenica Depalo

 

 

 

The importance of levity

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The importance of levity

Welcome back my philosophers,

today we talk about lightness. Obviously we won’t talk about the extra kilogramms we have to lose after the holidays. Our theme will be the way we approach to the  concreteness and heaviness of the real. Work, family, friends, the gym: how much do they influence us and in which way?

How much are we influenced by the concreteness of the reality?

Personally I think that even if the reality may be difficult, heavy and unpredictable, the awareness of the real doesn’t necessarily contrast with a way of approaching it in a “light” way. After all the Italian writer Italo Calvino loved to say:

“Take life lightly, that levity is not superficiality, but gliding on things from above, not having boulders on the heart”. (taken from “American Lessons”)

What do you think of Calvino’s words? But what can we do if the boulders on the heart are too heavy to keep you from gliding?

How can we lighten our and the others’ hearts?

Maria Domenica Depalo

Buon inizio!

buon anno

Care amiche ed amici della filosofia,

innanzitutto buon inizio. Impropriamente ritenuto simbolo di un nuovo “cominciamento”, in realtà il primo gennaio è un ponte che idealmente continua a portare con sé aspirazioni, desideri, speranze ma anche vecchie paure e a proiettarle  nell’anno appena nato. Spetta a noi pertanto cercare di approcciarvisi in modo propositivo e coraggioso, con spirito rinnovato.

Proprio per questo vorrei affidare l’inizio di questo nuovo anno alle parole di Elli Michler, poetessa tedesca morta recentemente, “Croce al merito” nel 2010 per il suo lavoro nella poesia e autrice di numerose opere.

Le sue parole esprimono con una profondità straordinaria ed una sensibilità personalissima la speranza che ognuno di noi acquisisca un uso più giusto e proficuo del tempo in modo da poter dare più senso e significato al trascorrere dei giorni.

Il tempo non coincide solo con lo scandire delle ore e con il mutare dei giorni ma è base ed essenza stessa del nostro essere, fondamento determinante di ogni nostro cambiamento ed evoluzione.

Facciamone pertanto buon uso, custodendolo e proteggendolo ma al contempo usandolo senza timore per realizzare noi stessi non solo oggi ma sempre, in ogni suo frangente.

Buon anno!

Ti auguro tempo

Io ti auguro non tutti i possibili regali.
Io ti auguro solo quello che la maggior parte della gente non ha:
Io ti auguro del tempo per gioire e per ridere,
e quando lo usi puoi cambiare qualcosa là fuori.

Io ti auguro del tempo per il tuo fare, per il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per regalarlo.
Io ti auguro del tempo per non avere fretta e per correre,
ma il tempo per poter essere soddisfatto.

Io ti auguro del tempo non solo così per poterlo sprecare.
Io ti auguro che ti possa restare del tempo per stupirti,
e del tempo per avere fiducia,
invece che guardare come passa il tempo nell’orologio.

Io ti auguro del tempo per poter afferrare le stelle
e tempo per crescere, cioè per maturare.
Io ti auguro del tempo per sperare di nuovo e per amare,
non ha senso rinviare questo tempo.

Io ti auguro del tempo per trovare te stesso,
ogni giorno, ogni ora per trovare la felicità.
Io ti auguro del tempo anche per perdonare gli altri.
Io ti auguro di avere tempo per vivere…

Elli Michler

Maria Domenica Depalo

 

Buon Natale

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Care amiche e cari amici della filosofia,

siamo finalmente giunti a questo giorno che racchiude in sé un mistero così grande ma allo stesso tempo così semplice ed immediato: l’amore. Se pur racchiuso negli occhi di un bambino, esso è universale perché tutti ne siamo destinatari ma anche particolare perché ognuno di noi lo vive e lo sente in modo personalissimo e diverso dagli altri.

C’è chi lo trascorrerà con la propria famiglia, chi con i propri amici e chi da solo. Per alcuni sarà un giorno meraviglioso mentre per altri si prospetterà come un momento di duro confronto con se stesso e con le proprie fragilità e debolezze.

Questo giorno appare particolarmente importante ai nostri occhi anche perché vorremmo veder realizzati in esso tutte le nostre aspettative e desideri più segreti ed intimi. Però non è sempre così e ci tocca anche in questo giorno se pur festoso convivere con le nostre delusioni e tristezze. Inutile far finta di nulla: anche oggi sono con noi.

Tuttavia, per chi ci crede, ancora una speranza c’è ed è data dalla possibilità che la nascita, se pur simbolica, di un bambino sia espressione di una nostra rinascita più  profonda che sa di possibilità.

Che questo Natale quindi sia celebrazione di una nascita ma anche spazio per nuove occasioni e scelte che vogliamo dare a noi stessi in nome di quell’amore portato da quel bambino più di duemila anni fa e che tutti meritiamo.

Buon Natale a tutti

Maria Domenica Depalo