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Immaginazione, fantasia e fumetti

Immaginazione, fantasia e fumetti

Cari amici della filosofia,

prosegue il nostro percorso per comprendere le molteplici manifestazioni della fantasia e dell’immaginazione. Ma quest’ultima in particolare cos’è?

Secondo Aristotele, l’immaginazione è una caratteristica tipica degli esseri “dotati di sensazioni”: i sensi infatti giocano un ruolo importante quando immaginiamo. Tuttavia non dobbiamo sentirci in alcun modo limitati da essi: la nostra mente infatti può “creare” partendo dalla realtà che ci circonda e che percepiamo attraverso i sensi ma può anche “creare” ex novo dando vita a mondi, dimensioni e creazioni inesistenti.

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fonte: Photo by Gem & Lauris RK on Unsplash

A tal proposito, non possiamo non pensare al mondo dei fumetti ed in particolare al “Torino Comics” tenutosi presso il Lingotto Fiere di Torino ed appena concluso. Supereroi, personaggi, cosplay e chi più ne ha più ne metta si sono alternati in occasione di questo vero e proprio festival della creatività, fantasia e immaginazione.

Tre giorni tutti dedicati al fumetto ma non solo: workshops dedicati al disegno grafico, momenti di riflessione su temi sensibili quali la discriminazione e la diversità e la loro rappresentazione, laboratori di Manga, fotografie, studi di chiaro e scuro e persino “Ritratto fantasy di razze fantastiche” con Andrea Bertone. Davvero per tutti i gusti e passioni!

La 24° edizione del festival ha visto la partecipazione di ben 56000 persone, protagoniste in prima persona di questa manifestazione. Semplici curiosi ma anche appassionati sono stati parte di una realtà sicuramente molto diversa da quella quotidiana. Basti pensare ai cosplayer che, singoli o in coppia, hanno partecipato all’International Cosplay Leaugue.

Ma perché secondo voi questi eventi hanno tanto successo? Cosa può spingere delle persone dalla vita comune ad indossare abiti singolari ed a comportarsi come i protagonisti di videogiochi, cartoni e fumetti? Qual è in sostanza il motivo per cui ci si rifugia nella fantasia?

jrkorpa

Link:

www.torinocomics.com

http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/04/14/foto/cosplayer_e_fumetti_al_lingotto_per_il_torino_comics-193881750/

http://www.treccani.it/enciclopedia/immaginazione_%28Dizionario-di-filosofia%29/

Maria Domenica Depalo

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La fantasia

La fantasia

Da oggi riprende la nostra rubrica “Domande”. Ogni settimana rifletteremo insieme su noi e su ciò che ci circonda attraverso un quesito al quale ognuno potrà rispondere in libertà.

Ricominciamo, partendo da una frase celeberrima pronunciata dal filosofo francese Cartesio, uno dei padri della matematica e della filosofia moderna: Cogito ergo sum, penso quindi sono. Tale enunciato lega la nostra esistenza al pensiero nel senso che la nostra capacità di congetturare e di dubitare è la prova stessa del nostro esistere.

Pensiamo e quindi esistiamo. Tuttavia questo pensare non coincide solo con la capacità di formulare pensieri e di strutturare ragionamenti logici e razionali. Il pensiero è legato anche e soprattutto all’immaginazione e alla fantasia.

Da qui il nostro quesito che va inteso come un punto di partenza di un viaggio che ha come destinazione la fantasia. Ma non voglio anticiparvi nulla.

Intanto, se vi va, rispondete pure a questa domanda ed osservate l’immagine:

Quanto conta per voi la fantasia?

La storia infinita
fonte: Di Johnny Freak – fotogramma, Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=4947608

Maria Domenica Depalo

 

 

 

 

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Destiny e Israel

Destiny e Israel

Al confine francese, nel tentativo di fuggire alla fame e disperazione ma soprattutto alla malattia, una giovane donna nigeriana in attesa ha chiesto aiuto per se stessa ma soprattutto per il suo bambino. La sua richiesta però non è stata ascoltata e lei non è stata accolta perché clandestina.

Malata di cancro ed incinta, Destiny è stata respinta al confine francese. Non è stata neppure portata all’ospedale dai gendarmi. Le sono stati negati la speranza e la possibilità di un sogno.

Lei e suo marito volevano solo raggiungere la Francia per iniziare una nuova vita con il loro bambino ma ciò non è stato possibile. Le autorità francesi non l’hanno reso possibile e quindi è rimasta in Italia dove, portata in ospedale, è stata operata per riuscire a salvare il piccolo.

Israel è nato ma sua madre che ha lottato fino all’ultimo si è spenta per sempre sognando un futuro che le è stato negato.

Può la rigida applicazione delle leggi e delle regole soppiantare quell’umanità che dovrebbe caratterizzarci e distinguerci come specie ma soprattutto come persone?

Maria Domenica Depalo

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fonte: https://pixabay.com/it/apophysis-frattali-emozione-angelo-3247779/

 

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Destiny and Israel

Destiny and Israel

At the French border, in the attempt to escape hunger and desperation but above all illness, a young pregnant Nigerian woman has asked for help for herself but especially for her child. However, her request was not heard and she wasn’t accepted because she was a clandestine immigrant.

A cancer patient and pregnant, Destiny was rejected on the French border. She was not even brought to the hospital by the gendarmes. The hope and the possibility of a dream were denied.

She and her husband just wanted to get to France to start a new life with their baby but that wasn’t possible. The French authorities didn’t make it possible and therefore she remained in Italy where, taken to the hospital, she was operated to save the baby.

Israel was born but his mother who fought to the end died dreaming of a future that was denied.

Can the strict application of laws and rules supplant that humanity that should characterize and distinguish us as a species but above all as people?

Maria Domenica Depalo

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fonte: https://pixabay.com/it/apophysis-frattali-emozione-angelo-3247779/

 

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Quesito numero cinquantacinque

Quesito numero cinquantacinque 

Care amiche ed amici della filosofia,

ho pensato di rendervi partecipi dei versi di Ada Luz Marquez,  talentuosa poetessa spagnola contemporanea, amante della natura nonché blogger. Ho scelto questi versi profondi e bellissimi perché sono un invito alla pazienza e all’attesa del bello.

Il bello è l’amore e questo è un  fiore che attende solo di sbocciare in noi e fuori di noi. Ha i suoi tempi che variano da persona a persona. Tuttavia non sempre ce ne ricordiamo ed impazienti gli giriamo intorno sperando che sbocci prima ma non serve. Dobbiamo solo attendere ed abbracciare il nostro personale inverno in attesa della primavera.

Cosa pensate delle attese?

“Non insistere
il fiore non sboccia
prima del giusto tempo.
Neanche se lo implori
neanche se provi ad aprire i suoi petali
neanche se lo inondi di sole.
La tua impazienza 
ti spinge a cercare la primavera
quando avresti solo bisogno di
abbracciare il tuo inverno.”
Ada Luz Márquez

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fonte: https://pixabay.com/it/sfondo-natura-legno-fiore-woods-3130513/

Maria Domenica Depalo

 

 

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Quesito numero cinquantaquattro

Quesito numero cinquantaquattro

Amiche ed amici della filosofia,

Thomas Hobbes è un filosofo inglese, autore di “The Leviatan”. Nel suo saggio egli descrive la società umana che gli appare permeata da un profondo senso di lotta fratricida. D’altro canto sua è l’espressione “Homo homini lupus” secondo la quale gli uomini si comporterebbero da lupi gli uni con gli altri.

Le motivazioni di questa lotta possono essere molteplici: amore, denaro o desiderio di potere.

Appare pertanto straordinario il messaggio del piccolo Auggie, protagonista del film “Wonder”, con Julia Roberts e Owen Wilson, afflitto da una deformazione al viso.

In un mondo dominato dalla rabbia, egli parla di gentilezza: “Quando puoi scegliere tra l’essere giusto e gentile, scegli di essere gentile”.

Dov’è la nostra gentilezza? Siamo solo lupi?

Maria Domenica Depalo

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Quesito numero cinquantatre

Quesito numero cinquantatre

Saldi, sconti, prezzi più bassi: soldi da spendere e spandere. Pantaloni, vestiti, scarpe, trucchi: eccessi che strabordano e sembrano non avere limiti.

Il superfluo sembra diventare necessario e fondamentale persino al nostro “Io”. Non possiamo quasi farne a meno. Persino nei nostri atteggiamenti e modi di fare talvolta cerchiamo l’eccesso e lo vogliamo mostrare anche a costo di sminuire o modificare la nostra persona.

A tal proposito Bruce Lee, che non era solo un esperto di arti marziali e attore, ma anche un filosofo parlava persino di un’“infermità di un eccesso di autocoscienza” che si manifesta in alcuni “desideri”:

“[…] il desiderio di vittoria; il desiderio di ricorrere ad astuzie tecniche; il desiderio di esibire tutto ciò che si impara; il desiderio di incutere soggezione all’avversario; il desiderio di abbandonarsi ad un ruolo passivo; il desiderio di liberarsi di qualunque infermità da cui si sia eventualmente affetti”.

Quanti e quali sono i nostri eccessi?

Riferimento:

https://le-citazioni.it/parole-chiave/eccesso/

Maria Domenica Depalo

English version

Discounts and lower prices: money to spend and spread. Everything seems cheaper in this period of the year. Pants, clothes, shoes, make – up: the excesses overflow and you have the sensation that they don’t want to have limits.
The superfluous seems to become necessary and fundamental even to our “I”. We change our personality, attitudes and behaviour in order to show the excesses.
Bruce Lee, who was not only an expert in martial arts and actor, but also a philosopher, spoke about an “infirmity of an excess of self-awareness” that manifests itself in some “desires”: “[…] the desire to win; the desire to use technical tricks; the desire to exhibit everything you learn; the desire to instill subjection to the opponent; the desire to surrender to a passive role; the desire to be free from infirmities you may be suffering”.
How many and what are our excesses?
Reference:
Maria Domenica Depalo

 

 

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Quesito numero cinquantadue

Quesito numero cinquantadue

Parole rumorose, parole silenti, parole che scorrono veloci oppure lentamente, parole “sole” o “in compagnia”: le pensiamo, le pronunciamo e le organizziamo in frasi e discorsi sperando di dar voce a pensieri ed emozioni. Tuttavia spesso vengono perdute. Perché? Perché talvolta vengono solo “sentite” e non “ascoltate”.

Spesso infatti ci limitiamo a percepirne solo il flusso superficiale senza voler cogliere in silenzio ciò che va al di là della mera superficie delle lettere.

Perché non ascoltiamo? Perché preferiamo sentire? Forse perché siamo troppo chiusi in noi stessi. Proprio lo scrittore americano Chuck Palahniuk d’altronde afferma che:

“La gente non ascolta, aspetta solo il suo turno per parlare” ( da aforisticamente.com).

Voi cosa ne pensate? Quanto siete disposti ad ascoltare realmente le parole del prossimo? Siete disposti ad aprirvi al punto da accogliere appieno le parole del vostro interlocutore?

English version

Noisy words, silent words, words that flow fastly or slowly: we think of them, we pronounce and organize them in sentences and speeches hoping that they are able to give voice to our thoughts and emotions, but often they are lost. Because sometimes they are only “heard” in a superficial way and not “listened” deeply and with attention.

Rarely we go beyond the mere surface of the letters. Why don’t we listen? Why do we prefer to hear? Perhaps because we are too closed in ourselves. The American writer Chuck Palahniuk, moreover, states that:

“People do not listen, just wait their turn to talk” (from aforisticamente.com).

What do you think about it? How are we willing to listen?

Maria Domenica Depalo

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Quesito numero cinquantuno

Se la moglie non gli avesse fatto notare il modo in cui il suo naso pendeva, probabilmente la vita di Vitangelo Moscarda sarebbe proseguita come al solito, cioè in modo abbastanza ordinario e quasi noioso.

Abbiamo osato nominare il protagonista di “Uno, Nessuno e Centomila” di Luigi Pirandello per parlare di identità e domandarci chi e che cosa la determina.

“Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m’avevano data; cioè vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano”. (da “Uno, Nessuno e Centomila)

Apparentemente criptica ed incomprensibile, attraverso il pensiero di “Gengé”, Pirandello ci pone una serie di domande dalle risposte non per niente ovvie.

  1. Chi sei?
  2. Chi sei per te stesso?
  3. Chi sei per gli altri?
  4. Le risposte alle domande numero due e tre coincidono?
  5. Se le risposte non coincidono, cosa ne è della nostra identità?

Link:

https://freewordsmagazine.wordpress.com/2017/06/28/luigi-pirandello-il-figlio-del-caos/

https://freewordsmagazine.wordpress.com/2017/08/23/un-incontro-in-una-sera-destate-intervista-ad-enrico-lo-verso/

https://www.frasicelebri.it/s-libro/uno-nessuno-e-centomila/

Maria Domenica Depalo

English version:

If his wife hadn’t pointed out that his nose was “strange”, probably Vitangelo Moscarda would have continued his ordinary and sometimes boring life.

We talk about the main character of “One, None and One Hundred Thousand” by Luigi Pirandello to talk about identity.

“I didn’t know myself at all, I had no reality of my own for myself, I was in a state of continuous, almost fluid, malleable illusion; the others knew me, each in his own way, according to the reality they had given me; that is, they saw in me each a Moscarda that was not me, since I wasn’t really anyone for me: as many Moscarda as they were “. (from “One, None and One Hundred Thousand”)

Pirandello’s words above seem cryptic and incomprehensible but they could be the right instrument to analyze these questions. Are you ready?

  1. Who are you?
  2. Who are you for yourself?
  3. Who are you for the others?
  4. Do the answers to the questions number two and three coincide?
  5. If the answers don’t coincide, what happens to our identity?

Links:

https://freewordsmagazine.wordpress.com/2017/06/28/luigi-pirandello-il-figlio-del-caos/

https://freewordsmagazine.wordpress.com/2017/08/23/un-incontro-in-una-sera-destate-intervista-ad-enrico-lo-verso/

https://www.frasicelebri.it/s-libro/uno-nessuno-e-centomila/

Maria Domenica Depalo

 

 

 

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quesito numero cinquanta

quesito n. 50

“Le persone che non credono alle fate? Non vale la pena conoscerle”. (Tori Amos)

Cosa ne pensate? Non credete anche voi che bisogna lasciare più spazio all’immaginazione e alla fantasia in modo da nutrire una realtà talvolta fin troppo dura?

E voi credete alle fate?

Maria Domenica Depalo

English version:

“People who don’t believe in fairies, it’s not worth knowing.” (Tori Amos)

What do you think about her sentence? Which role has fantasy in your life?

And you, do you believe in fairies?

Maria Domenica Depalo